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Con molto piacere abbiamo ricevuto presso la nostra associazione una pubblicazione sulle esperienze fatte negli anni dal nostro associato RINALDI ANGELO VITO durante la sua vita di tartufaio.

E' un lavoro fatto con passione ed esperienza, molto interessante e che pubblichiamo con l'intento di fare capire quanto è bello ed interessante il mondo del tartufo.




ESPERIENZA DI UN TARTUFAIO

Da molti anni sono un amante della raccolta del tartufo nella zona della bassa Valdelsa, in particolare del tartufo bianco (TUBER MAGNATUM PICO). La mia storia è iniziata così:

Nel 1977, mio suocero Romantino Ghiribelli, appassionato cercatore di tartufi, veniva afflitto da un male incurabile che non gli consentiva più di coltivare il suo hobby da solo. Così io, nel tempo libero, spesso rinunciavo al mio hobby di fare footing, per poterlo accompagnare nella ricerca dei tartufi.


Mio suocero era contento per due motivi: sia perché con il mio aiuto poteva ancora andare nel bosco, malgrado le condizioni di salute, sia perché sperava in cuor suo di trasmettermi questa passione. Purtroppo nell’agosto del 1979 Romantino è venuto a mancare, senza essere riuscito a realizzare il suo sogno, tramandarmi la sua passione per la ricerca dei tartufi; con la sua scomparsa rimase Bianchina, la sua simpatica cagnetta di due anni; io, vedendola sempre nel box, avevo l’impressione che mi dicesse: “Perché non mi porti qualche volta nel bosco a cercare i tartufi ?”.


I rimorsi di coscienza mi assalivano, finché un giorno, decisi di accontentarla e lei subito mi ripagò trovandomi un bel tartufo. In quel momento ho provato tre forti emozioni: la gioia di aver estratto dal terreno il mio primo tartufo; la felicità di Bianchina dandogli il premio per essere stata brava nella ricerca; il piacere di gustare il mio primo tartufo bianco (Tuber Magnatum Pico) con mia moglie e mia figlia.

Dopo questa emozionante esperienza ho continuato a cercarli anche perché questo hobby, oltre a permettermi di fare movimento fisico, quasi come il footing (dovendo affrontare salite anche del 10/15 %), mi stava facendo nascere quella passione, che purtroppo mio suocero non ha visto realizzare. Non essendo pratico delle zone tartufigene, ogni tanto, leggevo negli appunti del quaderno scritto da Romantino, con i nomi delle zone che lui aveva frequentato; per sapere dove si trovassero, chiedevo spiegazioni al suo allievo Vasco, suo fratello minore.

Anche Vasco coltivava lo stesso hobby, ma con poca frequenza a causa dei suoi impegni di lavoro, quanto basta però per sostituire come maestro mio suocero. Indicandomi le zone tartufigene e le nozioni più importanti che un cercatore deve conoscere: il rispetto verso la natura, non lasciare le buche aperte una volta estratto il tartufo, non strappare le radici con violenza per la fretta, rischiando di compromettere la raccolta dell’anno successivo. Con il passare del tempo acquisivo sempre più esperienza e cresceva in me la curiosità di conoscere il processo vitale del tartufo bianco (Tuber Magnatum Pico), cioè quando cresce, di cosa si nutre, e quando matura.

Leggendo alcuni testi ho capito che il tartufo è un particolare fungo che si sviluppa sotto terra, stabilendo rapporti nutrizionali con le radici di alcune piante arboree, attraverso filamenti dette ife. È un rapporto di simbiosi (detta micorrizia), nel senso che l’uno ha bisogno dell’altro: la pianta, attraverso la fotosintesi cede al tartufo gli zuccheri, mentre quest’ultimo cede alla pianta l’acqua e i sali minerali che assorbe dal terreno. Non ho trovato però alcuna documentazione che spieghi quando inizia la crescita di queste spore presenti nelle radici della pianta, assumendo l’aspetto di tartufo, in che periodo dell’anno, quanto tempo impiegano a svilupparsi e ad arrivare alla maturazione.

Spinto da questa curiosità e sentendomi rispondere da tartufai più esperti di me, che il tartufo è misterioso e quindi non si sa come avviene questo processo delicato, nel 1984 ho avuto l’idea di iniziare ad annotare tutti i movimenti climatici annuali sul calendario, in corrispondenza delle fasi lunari, questo perché nel corso del tempo avevo notato alcune coincidenze curiose alle quali volevo trovare una spiegazione logica. Dopo circa 10 anni questa spiegazione si stava delineando, ma per verificare la mia teoria e quindi renderla più credibile, non avendo altri mezzi, ho dovuto attuare per altri 10 anni lo stesso metodo, finché oggi alla fine del 2003, ne ho avuto la conferma.

Secondo me il tartufo bianco (Tuber Magnatum Pico) si sviluppa nel tempo di una o due
fasi lunari. In questo periodo di tempo più alta è la quantità di acqua e sali minerali ricevuti dal terreno, più aumenta la dimensione del tartufo. Per il peso del tartufo invece, a differenza del volume, è determinante soprattutto il periodo successivo e cioè fino alla quinta fase lunare, infatti se continuerà ad avere acqua di mantenimento, sarà più peso, perché ricco di liquidi, altrimenti sarà più leggero, rimanendo però della stessa dimensione.

La maturazione, pertanto avviene nella quinta fase lunare ed è il momento in cui il tartufo comincia ad emanare profumo dal terreno, tanto da essere percepito dal pregiato naso del cane, talvolta anche a lunga distanza. Ad esempio: i tartufi che si sviluppano e crescono nella luna di aprile o maggio, (dipende da come è posizionata sul calendario) maturano in agosto o settembre, quelli della luna di giugno o luglio giungono a maturazione in ottobre o novembre. Di conseguenza se dopo la metà di agosto si verificano temporali frequenti e abbondanti, i tartufi che si sviluppano in questa fase lunare (che termina a Settembre), maturano nei mesi di dicembre e gennaio. Si può affermare perciò che si sono verificate e, sicuramente si verificheranno “annate” in cui il tartufo bianco continuerà a maturare anche nel mese di gennaio, mentre l’articolo 13 della legge regionale n. 50 del 1995, stabilisce che la raccolta è consentita solo dal 10 settembre al 31 dicembre.

A mio avviso è corretto che questo prezioso prodotto della natura non venga raccolto prima della sua maturazione, ma non si spiega perché i tartufi raccolti il 31 dicembre siano ancora prelibati, mentre quelli maturati dopo il 1 gennaio siano da considerarsi proibiti. Chi avrà la pazienza di annotare i movimenti climatici in corrispondenza delle fasi lunari sul calendario, dalla prima luna di aprile all’ultima luna di agosto, a distanza di pochi anni potrà confermare la mia teoria. Sarà la scienza in futuro, attraverso studi di laboratorio, a giudicare se la mia teoria nata da “penna e calendario”, sul processo vitale del tartufo bianco (Tuber Magnatum Pico) sia da smentire o, da confermare come spero.

Ho iniziato questa statistica da giovane giungendo a conclusione da pensionato, per asserire che il tartufo non è misterioso, ma ha un suo processo ben definito, che dipende da un delicato equilibrio naturale, e come tale chiede in cambio rispetto e tutela dell’ambiente, come alcune associazioni stanno facendo già da un po’ di tempo. Ringrazio ancora mio suocero di avermi lasciato in eredità la sua cagnetta, perché è per merito suo se oggi le mie giornate da pensionato non sono mai vuote, ma ricche di passeggiate fra la natura, con la compagnia di altri cani della dinastia di Bianchina. Quindi consiglio chiunque senta dentro questa passione di coltivarla come un hobby e non come una professione, altrimenti rischierebbe un fallimento.

Castelfiorentino, lì 27 Dicembre 2003


RINALDI ANGELO VITO



 


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